Un’esperienza toccante che ha unito 19 piccoli dell’asilo Sacro Cuore e una trentina di ospiti della residenza La Mimosa.
Sono usciti dall’asilo in fila indiana, mano nella mano. Poi, accompagnati dai maestri, si sono diretti verso la residenza per anziani. Quando sono entrati, gli anziani hanno iniziato a sorridere, qualcuno ha applaudito, qualcuno ha visto gli occhi dei propri nipotini negli occhi di quei bambini. Si sono dati la mano, qualche abbraccio, tante carezze. Poi, tutti insieme, hanno cominciato la raccolta delle olive.
È stata un’esperienza commovente quella andata in scena giovedì mattina a Campi Bisenzio, nell’Rsa La Mimosa gestita dal Consorzio Zenit, dove gli anziani ospiti hanno raccolto le olive nell’oliveta della struttura e in loro aiuto sono arrivati i bambini del vicino nido d’infanzia Sacro Cuore, gestito dalla Fondazione Giovanni Paolo II.
Diciannove bambini e una trentina di anziani. E poi i familiari degli anziani, e gli operatori della struttura. Teli sull’erba sotto agli ulivi, sgabelli per arrampicarsi, cestini per raccogliere le olive. Bambini e anziani hanno preso le olive e le hanno messe dentro i cestini rossi. I bambini hanno aiutato gli anziani, gli anziani hanno aiutato i bambini, in uno scambio reciproco molto dolce e affettuoso. Dopodiché, gli anziani si sono messi sulla grande tavola allestita in giardino e hanno cominciato a lavorare sulle olive per farle in salamoia. Altre olive sono state portate all’asilo dai bambini, che le utilizzeranno per la merenda durante l’orario scolastico.
«Non è la prima volta che l’Rsa La Mimosa organizza un’iniziativa insieme all’asilo Sacro Cuore – ha detto Valentina Blandi, direttrice del Consorzio Zenit – Si tratta di progetti molto importanti sul profilo dello scambio intergenerazionale tra due mondi, bambini e anziani, che di solito non comunicano tra di loro. Grazie a questi incontri, l’Rsa diventa un luogo aperto alla comunità locale, e grazie alla tenerezza dei bambini gli anziani riescono a riscoprire emozioni che talvolta rischiano di andare perdute».
(di Jacopo Storni)

